Nel corso degli anni, lo studio di questi antichi manufatti è andato sempre più affinandosi. Inizialmente si è stabilito il discrimine fondamentale tra gli esemplari più antichi e genuini, interamente realizzati con lane tinte con coloranti naturali, e quelli più tardi, meramente decorativi e degenerati per disegno e colore. In seguito si è cercato di arrivare ad una datazione attendibile, fondandosi sulla qualità dei colori stessi e la forza del disegno. Valutazioni soggettive che hanno però rotto una tradizione dura a morire, ma priva di fondamento, che voleva che tutti i kilim conosciuti fossero stati tessuti nella seconda metà dell'Ottocento e che sono state spesso confermate dalle analisi tecnico-scientifiche di ultima generazione con il sistema del Carbonio 14.
Parallelamente gli studi si sono rivolti a rintracciare l'origine dei disegni e a cercare di decifrarne i significati più reconditi. La teoria più affascinante resta quella che lega questi antichi motivi agli antichi miti e ai culti arcaici della Dea Madre e delle divinità femminili della fecondità, particolarmente diffusi in Anatolia fin da epoche antichissime. Uno dei capisaldi di questa teoria sono gli studi dell'archeologo inglese James Mellaart, e le sue controverse scoperte nella città preistorica (6° millennio a.c.) di Chatal Hüyük in Anatolia Centrale. Da qui è nato l'uso di definire gli esemplari più arcaici e classici, quelli che hanno anche il maggior impatto estetico con il termine inglese di Cult Kilims (kilim di culto).
Questa piccola collezione di 19 esemplari, raccolti nel corso degli ultimi anni, non pretende certo di essere completa ed esaustiva della gran ricchezza di segni, simboli e forme espressa dal kilim anatolico, ma ha l'ambizione di suscitare nel visitatore un interesse ed un'ammirazione che vanno al di là dell'apprezzamento colto dell'esperto o dell'amatore di tessili antichi. Sono profondamente convinto dell'immediatezza espressiva e del fascino di questi oggetti la cui forza non è diminuita, ma, al contrario, esaltata dal fatto di essere dei frammenti.
La collezione è in vendita. Chi fosse interessato ad un pezzo, o a tutto il gruppo, può contattarmi per e-mail o telefono.